JoomlaTemplates.me by WebHostArt.com
Pubblicato: Mercoledì, 10 Gennaio 2018

Commissione Europea: ecco le nuove soglie

Con i Regolamenti nn. 2364, 2365, 2366 e 2367 pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea n. L337 del 19 dicembre 2017 la Commissione europea ha fissato i nuovi importi delle soglie per l’applicazione delle norme in materia di procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici e delle concessioni.

I nuovi importi, sono in vigore dal 1 gennaio 2018.

In sintesi le soglie aumentano come segue:
Lavori e concessioni:  5 548 000 EURO
Servizi e Forniture settori ordinari: 221 000 EURO
Servizi e Forniture settori speciali: 443 000 EURO

Legge di bilancio: le modifiche al Codice

La Legge di Bilancio 2018 è diventata Legge 27 dicembre 2017, n. 205 pubblicata in Gazzetta  n. 302 del 29 dicembre 2017 - Suppl. Ordinario n. 62 ed ha apportato alcune modifiche al Codice dei contratti.

Si tratta, in particolare, della modifiche apportate all’articolo 113 dl Codice in tema di “Incentivi per funzioni tecniche”, laddove è stato inserito il comma 5bis in base al quale “Gli incentivi di cui al presente articolo fanno capo al medesimo capitolo di spesa previsto per i singoli lavori, servizi e forniture” .

Altra modifica riguarda le Concessioni autostradali in relazione alle quali è stato precisato che la quota minima di affidamento all’esterno, di cui al primo comma dell’articolo 177, “è pari al sessanta per cento”. E’ stato anche modificato il comma 3 del medesimo articolo 177. La nuova versione prevede che “La verifica del rispetto dei limiti di cui al comma 1 da parte dei soggetti preposti e dell’ANAC viene effettuata annualmente, secondo le modalità indicate dall’ANAC stessa in apposite linee guida, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione. Eventuali situazioni di squilibrio rispetto ai limiti indicati devono essere riequilibrate entro l’anno successivo. Nel caso di situazioni di squilibrio reiterate per due anni consecutivi, il concedente applica una penale in misura pari al 10 per cento dell’importo complessivo dei lavori, servizi o forniture che avrebbero dovuto essere affidati con procedura ad evidenza pubblica”.

E’ stato infine modificato il comma 1 dell’articolo 113-bis in materia di “Termini per l'emissione dei certificati di pagamento relativi agli acconti”. La nuova versione prevede che “I certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono emessi nel termine di trenta giorni decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, salvo che sia diversamente ed espressamente concordato dalle parti e previsto nella documentazione di gara e purché ciò non sia gravemente iniquo per il creditore”.

DM Finanze: il nuovo saggio di interesse legale

Con Decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 13 dicembre 2017 (pubblicato sulla G.U. del 15 dicembre 2017 n. 292) la misura del saggio degli interessi legali di cui all’art. 1284 del codice civile è stata fissata allo 0,3 per cento in ragione d’anno, con decorrenza dal 1° gennaio 2018.

Corte di Giustizia: si all’esclusione se l’impresa non si dissocia da condanne anche non definitive

La direttiva 2004/18/CE del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi ed, in particolare, l’articolo 45, paragrafo 2, primo comma, lettere c), d) e g), di tale direttiva, nonché i principi di parità di trattamento e di proporzionalità, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una normativa nazionale che consente all’amministrazione aggiudicatrice: 

  • di tener conto, secondo le condizioni da essa stabilite, di una condanna penale a carico dell’amministratore di un’impresa offerente, anche se detta condanna non è ancora definitiva, per un reato che incide sulla moralità professionale di tale impresa, qualora il suddetto amministratore abbia cessato di esercitare le sue funzioni nell’anno precedente la pubblicazione del bando di gara d’appalto pubblico, e
  • di escludere tale impresa dalla partecipazione alla procedura di aggiudicazione di appalto in questione con la motivazione che, omettendo di dichiarare detta condanna non ancora definitiva, l’impresa non si è effettivamente e completamente dissociata dalla condotta del suddetto amministratore.

Corte Costituzionale: sulla “responsabilità solidale” committente/appaltatore/subappaltatore

Non è fondata la questione di legittimità costituzionale della norma di cui all’art. 29, comma 2, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, la quale dispone che «In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto».

La norma denunciata è interpretabile – e va correttamente, dunque, interpretata – in modo costituzionalmente adeguato e coerente agli evocati parametri di riferimento, nel senso che il committente è obbligato in solido (anche) con il subfornitore relativamente ai crediti lavorativi, contributivi e assicurativi dei dipendenti di questi.
Ciascuno degli orientamenti emersi, in chiave di riconducibilità o meno del contratto di subfornitura alla cornice concettuale e disciplinatoria dell’appalto e del subappalto, è comunque aperto, e non chiuso, all’estensione della responsabilità solidale del committente ai crediti di lavoro dei dipendenti del subfornitore.
Una tale estensione costituisce naturale corollario della tesi che configura la subfornitura come “sottotipo” dell’appalto e, a maggior ragione, di quella che sostanzialmente equipara i due negozi.
Ma, anche nel contesto del diverso orientamento, che considera la subfornitura come “tipo” negoziale autonomo, tale premessa interpretativa non è, per lo più, ritenuta preclusiva della applicazione, in via analogica, della disposizione censurata in favore dei dipendenti del subfornitore.
All’obiezione per cui la natura eccezionale della norma sulla responsabilità solidale del committente osterebbe ad una sua applicazione estensiva in favore di una platea di soggetti diversi dai dipendenti dell’appaltatore o subappaltatore (ai quali soltanto la norma stessa fa testuale riferimento) si replica, infatti, che l’eccezionalità della responsabilità del committente è tale rispetto alla disciplina ordinaria della responsabilità civile – che esige di correlarsi alla condotta di un soggetto determinato – ma non lo è più se riferita all’ambito, ove pur distinto, ma comunque omogeneo in termini di lavoro indiretto, dei rapporti di subfornitura.
Ciò in quanto la ratio dell’introduzione della responsabilità solidale del committente – che è quella di evitare il rischio che i meccanismi di decentramento, e di dissociazione fra titolarità del contratto di lavoro e utilizzazione della prestazione, vadano a danno dei lavoratori utilizzati nell’esecuzione del contratto commerciale – non giustifica una esclusione (che si porrebbe, altrimenti, in contrasto con il precetto dell’art. 3 Cost.) della predisposta garanzia nei confronti dei dipendenti del subfornitore, atteso che la tutela del soggetto che assicura una attività lavorativa indiretta non può non estendersi a tutti i livelli del decentramento.
In tal senso venendo anche in rilievo la considerazione che le esigenze di tutela dei dipendenti dell’impresa subfornitrice, in ragione della strutturale debolezza del loro datore di lavoro, sarebbero da considerare ancora più intense e imprescindibili che non nel caso di un “normale” appalto (Corte costituzionale 6 dicembre /2017 n. 254).